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Notizie : Febbraio - settimana 21-27 PDF Stampa E-mail
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News - Ultima Ora

Apriamo una nuova sezione dedicata alle notizie politiche ed alle attività parlamentari che si sono succedute nel corso della settimana che va dal 21 al 27 . Questa sezione è curata dalla segreteria dell'On. Tonino Russo che gentilmente trasmette ai circoli il resoconto . 

 

 

Newsletter N° 14 del 27 febbraio 2010


Questa settimana in Aula 

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Gran parte dell’attività di questa settimana è stata occupata dal cosiddetto “Mille proroghe” ossia il Ddl n. 3210 – Decreto-legge n. 194/09 - Proroga di termini previsti da disposizioni legislative. Successivamente, si è svolta la discussione e la votazione su: T.U. Pdl n. 783-A – Disposizioni concernenti il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione.
E qui il centrodestra si è frantumato. In aula è andata in scena la peggiore prova generale di una maggioranza divisa sul tema della moralità in politica. Una misura che sarebbe scontata in qualsiasi paese civile, se un candidato può consapevolmente utilizzare supporter in odore di mafia (cui pende in testa una misura di prevenzione), vede ben 35 deputati del Pdl che si astengono, e sette addirittura che votano contro. Non basta: ci sono 115 pidiellini assenti, di cui 70 ingiustificati e 35 in missione. Finiani, leghisti, centristi di Casini, dipietristi, democratici, anche deputati del Pdl si trovano assieme e fanno muro con 354 voti a favore. Il ministro della Giustizia Alfano non c´è, anche se lui, da siciliano, non dovrebbe mancare in occasioni del genere. C´è al suo posto il sottosegretario Giacomo Caliendo che si schiera a favore della nuova regola. Ci sono momenti di tensione forte, e c´è chi fa professione estrema. L’intervento di Giulia Bongiorno, scrosciano gli applausi di chi, nel Pdl, sta con lei, ma anche delle opposizioni, il capogruppo del Pd Dario Franceschini va a stringerle la mano.


La Camera approva il “mille proroghe”

La Camera ha approvato il decreto milleproroghe con 264 voti favorevoli, 227 «no» e 3 astenuti. Ora il testo torna al Senato per un esame flash in vista della scadenza prevista per domenica prossima. Fra le novità introdotte alla Camera il ripristino dei fondi per l’editoria tagliati in Finanziaria. La questione dei fondi per l’editoria, sulla quale il Pd ha fatto una vera e propria battaglia, è parzialmente risolta: viene ripristinato per il 2009 il «diritto soggettivo» al 100 per cento delle risorse per i giornali di partito, le cooperative e le testate non profit che potranno così accedere al credito bancario per un anno. A subire alcuni tagli sono però le radio e le tv locali e nazionali.
Nel decreto, oltre all’editoria entra anche lo sblocco delle assunzioni per le Università con i bilanci in regola. Molte le misure contenute nel decretone, da qualcuno definito una sorta di Finanziaria-bis, che durante l’esame al Senato è lievitato dagli 11 articoli iniziali fino a 16 articoli composti di 150 commi.
Nel decreto non mancano le sovvenzioni a pioggia: arriva un milione per la città di Padre Pio e vengono confermati anche i contributi per il mercato dei fiori di Sanremo. Resta anche il condono «elettorale» e preventivo per l’affissione dei manifesti abusivi. Nel provvedimento, approvato ieri, anche la riapertura dei termini fino al 30 aprile dello scudo fiscale.
È saltato il tetto allo stipendio dei manager delle società quotate e delle banche. La commissione finanze della Camera ha approvato l’emendamento che cancella dal testo i due commi che prevedevano un tetto al “trattamento economico onnicomprensivo” dei manager degli istituti di credito e delle società quotate.
Io ho proposto un emendamento collegare file emendamento dichiarato inammissibile, mentre sono stati accolti i due ordini del giorno che seguono.
Di seguito trovate un’utile guida alle tante novità introdotte.

Tutto sul milleproroghe


Accolto, come raccomandazione, il mio Ordine del Giorno, sintesi di 2 emendamenti sui ricercatori e sui relativi congedi.

Il parziale blocco del turn-over, specialmente negli Atenei con i bilanci in rosso, nonché il passaggio dal vecchio al nuovo sistema di reclutamento con l’abolizione dei concorsi di ricercatore a tempo indeterminato, rischiano di bloccare la ricerca, di incrementare la fuga dei cervelli, e di abbandonare quelle risorse professionali formate negli ultimi anni. Oggi, infatti, migliaia di assegnisti di ricerca (450 sono soltanto quelli in servizio presso l’Ateneo di Palermo), dopo aver svolto 5 anni di collaborazione alla ricerca, e aver ottenuto 3 anni di borsa per il conseguimento del dottorato di ricerca, non possono continuare l’attività di ricerca né possono aspirare a un posto fisso come ricercatore confermato perché la legge vigente, per evitarne proprio la precarizzazione, fissava in 8 anni il limite massimo di annualità tra borse e assegni consentiti. Il nuovo sistema di reclutamento (che moltiplicherà i concorsi di ricercatore a tempo determinato) costringerebbe quegli stessi dipendenti pubblici che hanno già usufruito di un congedo per l’attività di assegnista di ricerca o come borsista di dottorato, a non poter accedere a tali contratti presso le Università per l’assenza di una precisa norma del Legislatore. Speriamo che il governo rispetti l’impegno assunto.

L’ordine del giorno che ho presentato

La Camera, premesso che: considerato che la vigente normativa (articolo 2, legge n. 476 del 13 agosto 1984 come integrato dall'articolo 52, comma 57 della legge 28 dicembre 2001 n. 448) stabilisce che il pubblico dipendente ammesso ai corsi di dottorato di ricerca è collocato, a domanda, in congedo straordinario per motivi di studio senza assegni per il periodo di durata del corso ed usufruisce della borsa di studio ove ricorrano le condizioni richieste; il periodo di congedo straordinario è utile ai fini della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza.
Dalla normativa richiamata si ricavano i seguenti precetti fondamentali: il congedo straordinario per il borsista è un diritto e non dipende da alcuna decisione discrezionale dell'amministrazione (dirigente scolastico); la concessione del congedo straordinario non è subordinata all'effettuazione dell'anno di prova; la richiesta di congedo non è commisurata a mesi o ad un anno, ma all'intera durata del dottorato; visto che la legge 30 novembre 1989, n. 398 (Norme in materia di borse di studio universitarie Gazzetta Ufficiale 14 dicembre 1989, n. 291) ha esteso quanto disposto dalla legge n. 476 anche ai titolari di borse di studio post-dottorato ed ai beneficiari di borse per i corsi di perfezionamento/scuole di specializzazione universitaria; considerato che la Legge finanziaria del 23 dicembre 1992, n. 498, articolo 4, comma 2, ha ulteriormente esteso il congedo straordinario senza assegni per motivi di studio, stabilendo testualmente che «al personale assegnatario di borse di studio da parte di amministrazioni statali, di enti pubblici, di Stati ed enti stranieri, di organismi o enti internazionali, si applica il disposto di cui all'articolo 2 della legge 13 agosto 1984, n 476»; visto che l'articolo 51 della legge n. 449 del 27 dicembre 1997 ha esteso tale beneficio ai titolari di assegno di ricerca, limitando a otto anni la durata massima tra assegni e borse di dottorato di ricerca; visto che il pubblico dipendente, vincitore di un concorso per un posto di ricercatore a tempo determinato presso l'Università, deve rinunciare all'incarico a tempo indeterminato per poter svolgere un'attività di ricerca a tempo determinato senza poter richiedere il congedo straordinario come per il personale titolare di borsa di dottorato, assegno di ricerca, borsa di perfezionamento, subendo anche una discriminazione nell'accesso ai ruoli presso l’Università, impegna il Governo a prorogare di ulteriori quattro anni il limite massimo di annualità previsto dal comma 6 dell'articolo 51, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e a prevedere anche per il pubblico dipendente, vincitore di un concorso per un posto di ricercatore a tempo determinato presso l’Università, il congedo straordinario senza assegni di cui all'articolo 2 della legge n. 476 del 13 agosto 1984. 9/3210/64.
Antonino Russo, Ghizzoni.


Questa settimana in Commissione cultura

L’ufficio di presidenza della commissione cultura ha accolto all’unanimità la mia proposta di effettuare una visita a Monreale, Cefalù e Palermo e di visitare i principali monumenti arabo-normanni oggetto della risoluzione volta ad impegnare il governo nazionale a sostenerne la candidatura all’inserimento nella lista dell’UNESCO come patrimonio dell’umanità. La visita si terrà il 15 e 16 marzo prossimo.


Crisi di settore per l’agrumicoltura

Insieme a Giovanni Burtone, primo firmatario ed ispiratore dell’ordine del giorno, ho presentato un ordine del giorno, sottoscritto anche da, Oliverio, Samperi, Capodicasa e Cardinale, per impegnare il Governo a dichiarare lo stato di crisi di mercato per il settore dell’agrumicoltura che è stato accolto. Come in altri settori del comparto agricolo il divario fra prezzi alla produzione e prezzi al consumo è diventato insopportabile per i produttori, che non vedono riconosciuto il loro lavoro ed il valore dei prodotti che vendono.
Nel caso degli agrumi agli agricoltori vengono riconosciuti soli 5 centesimi al chilo, mentre il prezzo per i consumatori arriva a superare i 2 euro. Per questi motivi abbiamo presentato un ordine del giorno per impegnare il Governo a dichiarare lo stato di crisi per il settore e per abbattere i costi di produzione azzerando le accise del carburante per usi agricoli, riducendo al 4 per cento l’IVA sui mezzi di produzione

L’ordine del giorno accolto

La Camera, premesso che: l’agricoltura rappresenta, non solo uno degli assi portanti dell’economia meridionale, ma anche un elemento vitale per la difesa, la salvaguardia e la valorizzazione dell’ambiente delle aree rurali e interne della Sicilia; da alcuni anni, l’agrumicoltura meridionale vive una grave condizione di crisi commerciale con ripercussioni economiche e sociali; negli ultimi mesi, si è ulteriormente allargato il divario tra i costi di produzione, prezzo all’origine dei prodotti e prezzo nei mercati all'ingrosso ed al dettaglio; le arance hanno attualmente una quotazione di 5 centesimi al chilo, ma vengono vendute nei mercati anche oltre 2,00 euro al chilo; questa condizione di netto contrasto tra produzione e commercializzazione, probabilmente determinata da interessi speculativi, sta rendendo antieconomica l’attività agricola, con migliaia di quintali di prodotto non venduto, e mettendo a rischio decine di migliaia di aziende agricole, con gravi ripercussioni sull'occupazione, impegna il Governo: ad adottare iniziative per fronteggiare la grave crisi economica e sociale che sta colpendo vaste aree del Mezzogiorno, penalizzate dalle difficoltà dell’agrumicoltura; ad affrontare l’emergenza, riconoscendo lo stato di crisi di mercato, con la sospensione delle scadenze contributive, la ristrutturazione a medio e lungo termine (10-20 anni) della situazione debitoria per tutte le aziende agricole, l'accesso al credito senza garanzie patrimoniali, la richiesta all’Unione europea della possibilità di riconoscere un aiuto economico ai produttori danneggiati dalla suddetta crisi; ad abbattere i costi di produzione azzerando le accise del carburante per usi agricoli, riducendo al 4 per cento l’IVA sui mezzi di produzione, stabilizzando le riduzioni degli oneri previdenziali, abbassando il costo del denaro; ad adottare le opportune iniziative volte a prevedere, per poter debellare fenomeni speculativi, l’obbligo del doppio prezzo all'origine e al consumo come deterrente all'ingiustificato divario tra prezzi riconosciuti all'agricoltore e prezzi praticati nei mercati; a ritirare dal mercato una quota consistente di prodotto per destinarlo a interventi umanitari. 9/3210/8.
Burtone, Oliverio, Samperi, Capodicasa, Cardinale, Antonino Russo.


L’attacco del Governo a Bankitalia serve solo a coprire
il flop dello scudo fiscale

Il 60% dei capitali italiani scudati sono rientrati in Italia solo giuridicamente, ma continuano ad essere investiti all’estero. I fondi che i beneficiari dello scudo fiscale hanno riportato materialmente in Italia, smobilitando le attività estere e convertendole in contante, sarebbero, i dati diffusi nei giorni scorsi dalla Banca d’Italia, soltanto 34,9 miliardi e non 95 come annunciato dal Governo. Per questi motivi la Banca d’Italia è stata oggetto di un attacco virulento, perché aveva svelato l’insuccesso dello scudo. Tale diversità di cifre sta nel fatto che degli 85 miliardi “scudati” soltanto il 41 per cento di questi sarebbero state reinvestiti in Italia. Il resto dei capitali scudati hanno utilizzato gli strumenti della “regolarizzazione” e del “rimpatrio giuridico” e sono rimasti investiti all’estero. I contribuenti disonesti hanno così potuto regolarizzare le somme che, illecitamente, avevano portato all’estero. La versione dell’operazione-rimpatrio, che veniva descritta dal Tesoro come “uno straordinario successo, segno di forza della nostra economia e di fiducia dell’Italia”, appare alla luce dei dati di Bankitalia fortemente ridimensionata. Questo, che è in realtà, l’ennesimo condono di Tremonti e del Governo Berlusconi che è servito soltanto a fare un favore ai contribuenti disonesti, ha assestato un ulteriore colpo all’etica pubblica e si è rivelata del tutto inadeguata come misura anti-crisi. Per ottenere un gettito analogo sarebbe bastato compiere qualche controllo in più sui contribuenti disonesti. Sono state quindi confermate le previsioni più pessimistiche che danno ragione alla forte contrarietà con cui il Partito Democratico si è opposto a questa norma. La furia con cui Calderoli ha attaccato, in modo scriteriato, la Banca d’Italia, la quale non ha fatto altro che registrare i flussi in entrata e in uscita ai fini delle statistiche della bilancia dei pagamenti, serve solo a nascondere (scudare) il flop del Governo.



RaiMed, Chiusura illogica, intervenga Commissione di Vigilanza

Cancellare una realtà sulla quale, per ben nove anni, la Rai ha investito risorse, mezzi e professionalità appare illogico. Per tale ragione ho scritto una nota, cofirmata dagli altri deputati siciliani del Pd, al Presidente della Commissione di Vigilanza Rai volta a scongiurare la chiusura di RaiMed. All’estero, soprattutto nelle aree meno sviluppate del mondo, dove spesso vivono comunità numerose di nostri connazionali e dove i diritti e le libertà sono meno certi perché meno certe sono le tutele democratiche, spegnere i principali strumenti di contatto e di comunicazione è quanto di peggio si possa concepire. Dopo la dismissione delle Riprese Esterne, la preannunciata chiusura del canale satellitare RaiMed vuol dire azzerare la consolidata specificità della produzione, a vocazione mediterranea, realizzata in Sicilia. Tutto ciò appare particolarmente incomprensibile se si pensa che, prima o poi, si determinerà l’area di libero scambio nel bacino del Mediterraneo. La scelta della Rai appare incomprensibile rispetto alla strategia che vede l’azienda privilegiare e rafforzare la produzione e gli investimenti nelle regioni settentrionali valorizzando anche le vocazioni di quelle a statuto speciale. Non si spiega il ridimensionamento di una sede che ricade in una Regione autonoma, peraltro strategica, e che contribuisce in modo notevole alla produzione dei Tg e delle trasmissioni nazionali. Chiediamo che il presidente Zavoli investa della questione la Commissione di Vigilanza perché si possa avviare una riflessione sulle conseguenze che la chiusura di RaiMed comporterebbe.


Celebrazione dello “sbarco dei Mille”, Serve comitato scientifico di alto livello

Costituire un comitato per il centocinquantesimo anniversario della spedizione dei “Mille in Sicilia” potrebbe essere una cosa utile, tuttavia, a giudicare esclusivamente dalla composizione, credo sia insufficiente. Occorre trovare il modo non solo per coinvolgere e coordinare gli assessori, a vario titolo interessati la tema, ma serve soprattutto istituire un comitato scientifico di alto livello. Bisogna infatti recuperare un ritardo notevole soprattutto di elaborazione per definire davvero un quadro di iniziative di grande dignità culturale quale l’evento merita. Spero che l’assessore Armao, persona colta ed intelligente, vorrà integrare la sua iniziativa comunque lodevole, se non altro per non aver indicato, per una volta, un commissario straordinario.


I sondaggi fanno sorridere il Pd

I dati di un sondaggio riservato, riserverebbero buone notizie per il Partito Democratico. Il Piemonte, che veniva considerata, da tutti i sondaggisti, una partita aperta adesso andrebbe alla Bresso, avanti di 5 punti su Cota. In Liguria, se pur di poco, Burlando sarebbe avanti, rispetto a Biasotti. Buone notizie verrebbero anche da Puglia e Lazio. Il Pd sarebbe in crescita, vicino al 30%. L’astensione, in questo momento, penalizzerebbe molto il Pdl.


Restauratori, avviare i corsi per il 2010/2111

Ho sottoscritto un’interrogazione con il deputato Massimo Vannucci, al Ministro dell’istruzione, dell’università perché emetta il previsto , con la nuova tabella per l’offerta formativa per le discipline del restauro, al fine di consentire l’avvio dei nuovi corsi nell’anno accademico 2010-2011.
Chiediamo, inoltre, di assumere le iniziative necessarie affinchè i laureati delle università di Urbino, Palermo e Torino in tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali ed in conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico venga previsto il riconoscimento automatico del titolo di restauratore.

Atto Camera
Interrogazione a risposta in Commissione 5-02469 presentata da
MASSIMO VANNUCCI, RUSSO ANTONINO giovedì 11 febbraio 2010, seduta n.282

VANNUCCI. – RUSSO ANTONINO

Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che: le università di Urbino, Palermo e Torino hanno attivato anni fa il corso di laurea in tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali (classe 41) e, successivamente, il corso di laurea specialistica in conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico (classe 12/S); i due corsi di studio sono stati organizzati integrando i percorsi formativi come se si trattasse di un percorso quinquennale avente come unico obiettivo la formazione di restauratori di beni culturali mobili che sappiano affrontare le problematiche relative al restauro, con consapevolezza scientifica e nel rispetto del contesto storico ed artistico di inserimento del manufatto; in particolare, i laureati sono in grado di occuparsi di restauro dei dipinti su supporto ligneo e tessile, delle sculture lignee, dei materiali lapidei e derivati, delle superfici decorate dell’architettura;
considerata la specificità dei corsi, è stato scelto di caratterizzarli con una consistente attività di laboratorio affidata a docenti a contratto provenienti dall’istituto centrale per il restauro (ICR), anche per garantire una formazione in sintonia con le linee-guida del Ministero per i beni culturali.
Ad essi si aggiungono i docenti delle discipline scientifiche e umanistiche, regolarmente incardinati nell’ateneo nei settori scientifico-disciplinari di competenza; la validità dei due corsi di studio è documentata anche dal fatto che gli atenei sono stati segnalati, nelle delibere del consiglio universitario nazionale del 12 settembre 2008 e del 14 gennaio 2009, tra quelli per i quali esso ha espresso parere favorevole a disposizioni transitorie; oggi gli stessi Atenei sono fortemente interessati ad attivare la laurea magistrale a ciclo unico, di recente istituzione, diretta alla formazione di restauratori così come prevista dal decreto ministeriale 26 maggio 2009, n. 87; non è stato emesso il previsto decreto da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca con la nuova tabella per l’offerta formativa per le discipline del restauro in modo da consentire l’avvio dei nuovi corsi nell’anno accademico 2010-2011; non risulta attivato il comitato tecnico del ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del ministero per i beni e le attività culturali previsto nel decreto che dovrebbe valutare i requisiti e il passaggio dal vecchio e nuovo ordinamento; sarebbe opportuno il riconoscimento del titolo di restauratore per chi si è laureato in queste università, portando avanti fin dalla loro costituzione nell’anno accademico 2000-2001 percorsi formativi del tutto in linea con l’istituto centrale del restauro e delle altre istituzioni per le quali invece sembra si riconosca il titolo con i recenti provvedimenti assunti -: quali siano le intenzioni ed i tempi previsti per la costituzione del comitato tecnico del ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del ministero per i beni e le attività culturali richiamato in premessa ed i modi ed i tempi per l’emissione di una nuova tabella per l’offerta formativa; se non ritenga giusto con prossimi provvedimenti, anche normativi, equiparare i laureati delle università di Urbino, Palermo e Torino descritti in premessa alle istituzioni per le quali è previsto il riconoscimento automatico del titolo di restauratore.(5-02469)


La Direzione regionale del Pd si riunisce a Termini Imerese

In prosecuzione dell’ultima riunione è convocata la Direzione Regionale del PD per sabato 27 Febbraio ore 10.30 presso il Grand Hotel delle Terme di Termini Imerese. Fra gli argomenti in discussione, che si apriraà con la relazione del Segretario sulla situazione politica e sull’organizzazione del Partito, gli adempimenti relativi allo svolgimento dei Congressi provinciali.
Al termine delle riunione si svolgerà alle ore 18.30 in Piazza Municipio una fiaccolata a sostegno dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese. 

 

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